Arrivano le Zeppole di San Giuseppe 2019

Zeppole di San Giuseppe: Le nuove versioni di SfogliateLab

Nelle famiglie campane è abitudine festeggiare la Festa del Papà con la Zeppola di San Giuseppe, un dolce tipico, costituito da un bignè di pasta choux, fritto o al forno, farcito con crema pasticciera e rifinito con un’amarena sciroppata e una spolverata di zucchero a velo, dalle origini antichissime. Infatti, si racconta che già San Giuseppe, durante la fuga in Egitto, per sostenere la famiglia dovette affiancare all’attività di falegname quella di venditore di frittelle. La zeppola assunse la forma attuale nel ‘700 ad opera delle monache del Monastero della Croce di Lucca o del Monastero di San Gregorio Armeno mentre, la ricetta ufficiale fu  pubblicata  nel 1837 dal gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, nel suo Trattato di Cucina Teorico-Pratico.

Il pasticcere Vincenzo Ferrieri, titolare della pasticceria SfogliateLab (Piazza Garibaldi angolo Corso Novara), per il 2019, oltre alle Zeppole di San Giuseppe classiche, propone anche tante nuove versioni “gourmet”. In particolare i gusti disponibili quest’anno sono:

  • pistacchio;
  • crema chantilly e fragoline;
  • panna e fragole;
  • cioccolato fondente;
  • cassata;
  • choco stelle (pan di stelle);
  • zuppa inglese e babà.

Inoltre, su ordinazione si possono richiedere altri gusti a scelta.

Le versioni classiche e “gourmet” di SfogliateLab permettono di accontentare gli amanti delle tradizioni e anche i palati più raffinati sempre in cerca di novità, consentendo a tutti di festeggiare la Festa del Papà con le golose Zeppole di San Giuseppe, immancabili in questo giorno di festa.

’O Babbasone: il dolce “facilone” degustabile a tutte le ore

Lo scorso anno dai nostri laboratori abbiamo creato questo simpatico barattolino, disponibile in due versioni: mignon e grande. I primi gusti durante la campagna di lancio del 2017 sono stati 3. Poi per l’estate 2018 arrivano i nuovi gusti… ma scopriamo qualcosa di più su questo simpatico e goloso barattolino.

Il termine “babbasone” fa parte di molti dialetti del Sud, in particolare a Napoli “’o babbasone” è un uomo grosso, facilone e dal carattere aperto. Babbasone era anche uno dei personaggi principali di un libro di Matilde Serao, “Il Paese della Cuccagna”, ovvero il proprietario di un’osteria situata ai Ponti Rossi (zona Capodimonte).
Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab, ha dedicato a questa simpatica figura un irresistibile dolce: un babà immerso in golose creme e racchiuso in un barattolo (disponibile in versione large e in versione small). Otto i gusti del dolce:

▶Plasmonito;

▶Tronkettino;

▶Oreolè;

▶Pistacchio;

▶Limone e fragola;

▶Tiramisù;

▶Amarena;

▶Kinderone;

▶Chocostelle;

’O Babbasone” è un dessert “facilone”, si lascia degustare in qualsiasi momento della giornata: a fine pasto,  durante una pausa mattutina, oppure a sera per terminare la giornata in dolcezza!

 

Pupetta: il nuovo dolce estivo del 2018

Pupetta, il dolce è femmina

Nasce a Napoli, precisamente nei laboratori della pasticceria SfogliateLab, un nuovo dolce che sicuramente accontenterà tutti (per semplicità e varietà di gusti): la “Pupetta”.
Questa volta Vincenzo Ferrieri, patron della storica pasticceria ubicata a piazza Garibaldi, ha ideato un dolce dedicato a tutte le donne: il termine “pupetta”, che significa “bambola”, è frequente come epiteto vezzeggiativo riferito a una bambina, oppure come appellativo o vocativo affettuoso o scherzoso riferito a una giovane e bella donna.

Questa nuova deliziosa creazione parte da una base di Pan di Spagna farcita con una mousse composta da latte, ricotta e panna, e poi rifinita con l’ingrediente corrispondente al gusto specifico. Ogni variante corrisponde a una determinata tipologia di donna italiana, in particolare:

–          Cioccolato: per la donna determinata;

–          Pistacchio: per la donna golosa;

–          Nocciola: per la donna “in forma”;

–          Fior di latte: per la mamma;

–          Caffè: per la donna in carriera;

–          Zuppa inglese: per la donna tuttofare.

La “Pupetta” è un dolcetto monoporzione (il suo peso ammonta a 80/100 grammi) che si serve semifreddo, dunque ideale da gustare durante il periodo primaverile ed estivo.

La Sfogliacampanella per San Valentino raddoppia

Il dolce napoletano per antonomasia incontra l’arte del cake design

La famosa sfogliatella con il cuore di babà diventa il dolce dell’Amore

Un concentrato di passione e dolcezza: non esiste definizione più giusta per la Sfogliacampanella, il dolce due in uno (una sfogliatella con il cuore di babà) che ha conquistato il palato di napoletani e non.

In occasione della festa degli Innamorati, il dolce raddoppia: due sfogliacampanelle al gusto “bacio” legate da una raffinata decorazione in pasta di zucchero. La pasticceria classica napoletana incontra dunque l’arte del cake design per creare un prodotto goloso e unico.

Che festeggiate il San Valentino con una cena romantica, una gita fuori porta, o un tete a tete casalingo, per chiudere in bellezza il giorno più romantico dell’anno non c’è modo migliore che mangiare una Sfogliacampanella in due… Un dolce peccato di gola capace di sciogliere il più duro dei cuori!
Il rito da effettuare è semplice, ma romantico:  ci si scambia un bacio e poi si potrà condividere con il proprio partner questo puro piacere cioccolatoso!  Un modo diverso per condividere un momento piacevole con la persona amata…

Il dolce è in edizione limitata, sarà disponibile presso il bar pasticceria SfogliateLab solo fino a fine febbraio.

Hashtag ufficiali: #sfogliacampanella #sfogliacampanellainlove.

Santa Rosa: la nonna della sfogliata

Conosciamo tutti la sfogliatella, simbolo di Napoli e della tradizione culinaria partenopea: riccia, frolla, addirittura nella nostra variante salata SfogliateLab, ma non tutti sanno che la “nonna” di questa prelibatezza aveva delle caratteristiche peculiari che, in alcuni posti della Campania, è ancora possibile ritrovare.

Parliamo della Sfogliata Santa Rosa, nata nel ‘600 nell’omonimo convento in provincia di Salerno, precisamente a Conca dei Marini.

Gli ingredienti erano, essenzialmente, per la base del ripieno, semola, latte, zucchero e frutta secca ammorbidita nel rosolio, una soluzione liquorosa derivata dai petali della rosa, utilizzata come base per la preparazione di altri liquori; il tutto veniva adagiato tra due sfoglie, dette “pettole“, ricavate e riciclate da avanzi dell’impasto del pane, con aggiunti sugna, vino e zucchero, fino ad ottenere una pasta frolla.

Anche per la forma c’è una spiegazione, piuttosto ovvia: quello che veniva infornato, in convento, era un dolce a forma di cappuccio monacale, tant’è che prese il nome della santa a cui era dedicato il monastero in cui è nato. Questa gioia del palato cominciò a deliziare anche gli abitanti del paese quando venne “sdoganata”, diventando offerta per le famiglie e i benefattori; un passaggio di mano che divenne usanza e cominciò a ripetersi, da quel momento, ogni 30 Agosto, proprio nel giorno in cui cade Santa Rosa.

Man mano che le sfogliate si allontanavano dal loro luogo di nascita, però, si modificavano, arrivando trasformate a Napoli, nella tipica ricetta che conosciamo oggi e che apprezziamo tanto.

Ma, per chi ha voglia di assaggiare il prodotto “così com’è nato”, a Conca dei Marini continua a tenersi, annualmente, una sagra dedicata a questa sfogliatella; la ricetta odierna, però, è un pochino diversa: il ripieno è, infatti, realizzato con semolino, ricotta, canditi, uova e aroma di cannella e zucchero, mentre la sfoglia, squisitamente riccia, con farina, sale ed acqua, guarnita con crema pasticciera e amarene sciroppate.

 

Arriva lo store per la sfogliacampanella

SfogliateLab è veramente orgogliosa del successo che ha riscosso la Sfogliacampanella, quell’incredibile accordo trovato in una sfogliatella riccia, ricolma di cioccolato fuso e crema di ricotta, ripiena di un piccolo babà, nelle varianti al pistacchio, al cioccolato fondente, al cioccolato bianco, all’arancio, al caffè e alla mela annurca.

Una sorpresa per il palato ad ogni morso, che si rivela per strati, che ha dolcemente meravigliato chi l’ha provata ovunque, a Piazza Garibaldi, tra un treno e l’altro, curiosando anche nei gusti dei turisti, alle fiere a cui è stata presentata e persino a Milano.

Un prodotto esclusivo firmato Vincenzo Ferrieri che sta facendo il giro dell’Italia, insomma.

Ecco perchè dedicarle uno store tutto suo.

La sede è sita in via San Biagio dei Librai 110, nel cuore del centro storico partenopeo, con l’intenzione di  essere un punto vendita “show cooking“, dove, in sostanza si potrà scegliere al momento la variante da acquistare e provare, potendo anche godere di uno spazio dedicato in cui verrà mostrato, live, il procedimento per la realizzazione di queste dolcissime delizie, entrate ormai nella tradizione pasticcera napoletana!

In più è previsto un angolo bar in cui gustare un buon espresso napoletano.

Tante sono le varianti pensate per ingrandire ancora di più l’elenco delle proposte per la Sfogliacampanella, come quella al Panettone, prevista già per questo Natale 2016.

SfogliaCampanella al Panettone

 

Storia della pasticceria napoletana

La pasticceria a Napoli non è solo una fonte di lavoro, di gusto e di guadagno, ma anche un’arte, una vocazione, una parte importantissima della storia e della tradizione.

Ogni dolce, ogni torta, ogni variante nel gusto e nei ripieni evoca alla mente ricordi, momenti, feste, attimi di vita, unendo passato e presente in un richiamo di vista, olfatto e gusto, nonchè tatto, tutto in una volta.

E questo, a Napoli, accade da secoli.

Ecco perchè sono sempre in tanti ad intraprendere il percorso verso la carriera da pasticciere: è come entrare in comunione con le viscere e la storia più antica di Partenope.

Un esempio?

La pastiera evoca indiscutibilmente, con il suo profumo ed il suo gusto, la Pasqua e la primavera, mentre gli struffoli e la cassata parlano al cuore del Natale, esattamente come le chiacchiere riportano automaticamente alla mente il Carnevale; le sfogliatelle frolle e ricce, che tanto amiamo proporre, noi di SfogliateLab, anche in gusti salati, richiamano alla mente le domeniche passate in famiglia, mentre il babà, nei vari formati, ricorda un po’ a tutti il passaggio dall’età fanciullesca a quella adolescente, poichè “i bambini non possono mangiarlo, c’è il rhum!“; ancora, le zeppole ricordano San Giuseppe e la festa del papà, e si potrebbe continuare all’infinito.

Ma, come sappiamo, la storia della nostra città si incastra a quella di moltissimi popoli sin dai tempi più remoti e, anche in questo frangente, è importante ricordare quali siano le influenze venute dall’esterno.

Quello partenopeo, infatti, è un popolo che ha vissuto a stretto contatto con moltissime civiltà, a causa delle svariate dominazioni che a livello storico hanno interessato i nostri territori, ed ognuna di loro ha impresso nelle nostre tradizioni qualcosa che è rimasto per sempre, fondendosi alle nostre usanze.

Gli struffoli

E’ forse il dolce più antico della nostra tradizione. Le sue origini risalirebbero addirittura alla Palepoli greca (la “città vecchia” che si opponeva alla “città nuova” NeaPolis): a quei tempi si lasciava friggere nell’olio bollente un impasto di acqua e farina, per poi tagliarlo in pezzetti da cospargere con miele fuso. Erano gli struggolos. Nulla di nuovo per noi, vero?

Le chiacchiere

dolci-carnevale

La loro ricetta venne descritta per la prima volta da Apicio nel suo ricettario De re coquinaria; l’uomo fu uno dei più raffinati buongustai dei tempi antichi.

Dalle botteghe ai conventi

Con il passare dei secoli, fu più o meno a partire dal secolo VII che i vari primati e le svariate “invenzioni” coinvolsero soprattutto conventi.
Dolci soffici, leggeri, porosi, cominciarono a farsi largo, lasciando anche spazio, però, a idee come la santarosa, una specie di antenata dell’odierna sfogliatella, inventata nell’omonimo convento di Conca dei Marini. Ma gli esperimenti e le proposte di quel periodo furono veramente tantissimi, sarebbe impossibile elencarli tutte. Suore e novizie furono artefici di moltissime pietanze che ancora oggi, per noi, sono dolci tradizionali, come i susamielli, nati nell’antichissimo convento di Donna Regina, le monachine del monastero delle Trentatrè, la pasta reale del convento delle Maddalene o le sapienze del monastero di Santa Maria della Sapienza.

Il babà

Babà

Il babà è noto che sia stato portato in terra nostrana dai francesi, ma l’invenzione è da attribuire a Stanislao Leszczynski, nel secolo XVIII secolo, re polacco celebre più per la raffinata gastronomia che per il suo breve regno.
Il nome originale, traducibile in “vecchia signora“, probabilmente era riferito al fatto che la pasta era così morbida e soffice da poter essere mangiata anche da qualcuno che avesse perso tutti i denti.

La sfogliatella

Sfogliata salata con le zucchine

Di secolo in secolo, di dominazione in dominazione, Napoli, i napoletani e le tradizioni si sono amalgamati e fusi alle usanze e tradizioni di altri popoli, in un mix che ci rende orgogliosi, oggi, di quello che siamo. Un mix, forse, che dovrebbe anche farci rendere conto di quanto la presenza di altre culture, in moltissimi casi, sia fonte di arricchimento e non di privazione di qualcosa.

La pasta per i dolci ha cominciato ad evolversi in varie forme, preparazioni, cotture: fritta, frolla, sfoglia, pan di spagna…

Nel 1860, con l’Unità d’Italia, la nostra tradizione culinaria è divenuta patrimonio nazionale, continuando, comunque, ad evolvere ancora, al passo con i tempi.

Nel 1819, Pasquale Pintauro, un noto ristoratore napoletano, trasformò i locali della sua celebre trattoria in via Toledo in una raffinata pasticceria, inventando il simbolo partenopeo a tutti gli effetti della nostra tradizione culinaria dolciaria: la sfogliatella. In principio venne concepita come una versione “povera” della santarosa, adatta ad accompagnare i napoletani nelle passeggiate domenicali.

Insomma, se non siete di Napoli e vi ritrovate nella nostra meravigliosa terra per lavoro o per piacere, non potete perdere l’occasione di assaggiare i nostri dolci, perchè attraverso la nostra cucina è possibile capire anche il nostro spirito; così non vi sembrerà strano, poi, quando qualcuno vi dirà: “sei proprio un babà“: capirete che si tratterà solo di un ottimo complimento!

sfoglia-campanella-sfogliatelab

Sfogliacampanella: l’ultima invenzione firmata Sfogliatelab

Quello che non manca ai napoletani è di certo, da sempre, inventiva e creatività. Qualità che hanno sempre contraddistinto e “salvato”, anche in situazioni difficili, i partenopei di tutte le origini e le classi sociali.
Ma se per alcuni questa propensione è stata “arte di arrangiarsi” per qualcun altro, invece, è stata soltanto arte!

E’ il caso della famiglia Ferrieri, che da circa un secolo si occupa di deliziare i turisti e i cultori della sfogliatella e della maestria dolciaria tradizionale napoletana in quello che è lo storico laboratorio in Piazza Garibaldi, punto nevralgico dell’intera città.

Sfogliatelab non è un punto vendita, è un’esperienza.

Qui, infatti, non solo è possibile gustare i classici dolci napoletani, dalla sfogliatella riccia a quella frolla al babà, semplice o farcito, ma si può assaggiare una deliziosa novità, made in Sfogliatelab, che ha conquistato, allo Sfogliatella Fest, l’intero pubblico partecipante: la Sfogliacampanella.

articolo sfogliacampanella

Di cosa si tratta?

 

Si può definire come il perfetto incrocio tra una sfogliata ed un babà.

Questa succulenta tentazione, metà siciliana e metà napoletana, ha, infatti, la parvenza di una sfogliatella riccia, a forma di campana, ma contiene una sorpresa dal cuore tenero: un babà mignon avvolto in un mantello di fuso di cioccolato, bianco o fondente, che “blocca” una crema a base di ricotta, in richiamo al ripieno del cannolo siciliano, pronta a mescolarsi ai sapori che via via, a strati, si succederanno durante il morso. Un esplosione di sapori che è impossibile ricreare con le parole.

Le campane, il loro suono, destano l’attenzione e richiamano al raccoglimento, sono un invito alla riflessione per il sognatore distratto. Ed è proprio questo l’effetto che provoca il semplice assaggio a questa squisitezza. L’inaspettato ripieno della Sfoglia Campanella, è ricco di sorprese per il palato e si imprime nei ricordi di chi l’assaggia, come una femme fatale rimane impressa negli occhi di chi se ne innamora.

Preparate rigorosamente a mano e con materie prime selezionate, queste campanelle sono nate da un’idea del responsabile aziendale di Sfogliate Lab, Vincenzo Ferrieri, a tutt’oggi orgoglioso di aver creato e registrato un nuovo prodotto pronto ad inserirsi nella storia dei dolci partenopei.

 

A Napoli arriva la fiera della sfogliatella!

E’ da sempre la regina della pasticceria napoletana e la sua storia, di cui abbiamo parlato qui, affascina ancora gli addetti ai lavori e i golosi di tutto il mondo.
Di chi parliamo? Naturalmente di lei, la sfogliatella, che da sempre è uno dei simboli della pasticceria napoletana, sia nella sua versione riccia e frolla, sia nelle sue più moderne varianti che conservano comunque la stessa cura nella preparazione di quelle “originali”.

L’amore per questo fantastico prodotto della pasticceria ci ha spinto ed invogliato ancor di più a partecipare alla Fiera della Sfogliatella, che si terrà a Piazza Garibaldi dal 20 al 22 Maggio, dalle ore 10 alle ore 22.

In questa “dolce” occasione i migliori pasticceri della città, tra i quali non mancheranno quelli del nostro laboratorio, proporranno la loro versione di sfogliatella napoletana, allietando gusto e olfatto con prodotti fragranti, genuini e custodi della più antica tradizione dolciaria partenopea.

Il nostro stand fonderà tradizione e innovazione con sfogliatelle di ogni tipo, dolci e salate, preparate accostando gusti nuovi che si sposano perfettamente e creano un tripudio di sapori unico.

Protagonista dell’evento sarà la nostra nuovissima “Campana“, l’ultima nata in casa Sfogliatelab, che potremmo definire come una bella riccia metà siciliana e metà napoletana dal cuore tenero.

In apparenza sembra una semplice sfogliatella riccia leggermente più grande delle altre, ma in realtà nasconde un segreto di irresistibile bontà: un  ripieno di cioccolato purissimo e di ricotta siciliana, disteso su un morbidissimo cuore di babà. Insomma Campania e Sicilia non sono mai state così vicine e con questo dolce hanno dato il meglio di sé, creando un sapore nuovo e squisito.

Ecco perché la fiera della sfogliatella è  un imperdibile appuntamento per i golosi da segnare assolutamente sul calendario!

Le “bellicose” origini del Croissant!

E’ buono, fragrante e perfetto per essere farcito con le creme più golose, il croissant è sicuramente il dolce più amato a colazione, senza il quale la giornata non parte con  il piede giusto!

Con la sua tipica forma a mezzaluna, il cornetto ha conquistato tutti da diversi secoli, e da dolce tipicamente austriaco è divenuto una bontà tutta francese, ormai nota e apprezzata in tutto il mondo. Il suo nome originale infatti è kipferl, che in tedesco significa proprio mezzaluna, e in francese si è trasformato in “croissant“, assumendo il significato di “crescente”.

Le origini di un dolce vincente!

Sulle origini del croissant esistono diverse leggende, ma tra queste le più accreditate sono due.

La prima colloca la nascita del cornetto nella Vienna del 1863, precisamente nel periodo in cui la città fu assediate dallo scontro tra Oriente e Occidente, nel corso della battaglia contro i turchi. Si racconta che dopo un lunghissimo assedio della città da parte dell’esercito ottomano, il gran visir Mustafa Pasha tentò un’ultima azione per penetrare all’interno delle sue mura, ma qui fu fermato dalla coalizione cristiana, la quale, avvisata dai fornai viennesi, ebbe modo di organizzare una controffensiva. Fu così, allora, che per celebrare questa vittoria, Giovanni III di Polonia chiese ai “salvatori della patria” di inventare un dolce in grado di ricordare simbolicamente la sconfitta del nemico.

Il merito dell’invenzione si attribuisce in particolare al fornaio Peter Wendler, che ispirandosi alla mezzaluna della bandiera turca, realizzò il famoso cornetto con il quale lanciò ai vincitori il seguente messaggio: mangiare il dolce, significava in pratica “cibarsi” dell’avversario sconfitto.

Secondo un’altra leggenda, invece, l’origine del croissant risalirebbe a prima dell’anno mille e sarebbe da ricondursi ad una battaglia vinta dai francesi contro l’esercito Omayyadi. Anche questa versione, quindi, confermerebbe il fatto che il cornetto sia nato per celebrare una vittoria cristiana.

Come nasce il cornetto francese?

Pur essendo di origine austriaca, il cornetto è divenuto con il tempo un dolce tipicamente francese e anche questo fenomeno ha una sua spiegazione “leggendaria”. In epoca più recente, all’incirca nella prima metà dell’Ottocento, un ufficiale australiano fondò a Parigi una pasticceria viennese, la cosiddetta Boulangerie Viennoise, e questa ispirò molti suoi colleghi francesi che fecero del kipferl il tipico croissant francese.

Da allora il cornetto si è diffuso moltissimo in tutto il Paese ed ha assunto un carattere nazionale, presentandosi al mondo come una prelibatezza dei nostri vicini d’Oltralpe.