Come nasce una campana

In tanti si sono chiesti da dove arriva la forma della nostra Sfogliacampanella e, soprattutto, perchè è stata chiamata così.

Non è una semplice coincidenza.

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Di certo, la presenza del piccolo babà ha favorito la nascita di questa sagoma, ma il richiamo al dolce, inteso come messaggio, e non solo come cibo, è stato naturale allo stesso modo.

In fondo, esattamente come mordere questa campanella evoca sensazioni particolari, così un suono di campane a festa instilla, in chi le ascolta, una sensazione di gioia, di pace, come se gli angeli fossero richiamati a scendere in Terra per portare un messaggio di serenità.

Ma come nasce una campana? Abbiamo visto come è nata la nostra ultima creazione, ma è proprio da lì che si può fare un parallelismo con le campane che sentiamo riecheggiare tutte le domeniche!

Ogni campana nasce dall’unione di tre stampi, che vengono forgiati anticipatamente: “l’anima” (per noi, il babà), la “falsa campana” (per noi, la crema o il cioccolato) e il “mantello” (per noi, la sfogliata).
“L’anima” riempie l’interno della campana ed è creata con mattoni e terra.
La “falsa campana” è la sagoma su cui poggia il profilo esterno, che conterrà anche le decorazioni, i fregi e le scritte da inserire. Il “mantello”, infine, ricopre tutto.
Questi tre stampi sovrapposti si cuociono per far sciogliere le varie cere applicate sulla falsa campana, che finiranno così per lasciare la loro sagoma, al contrario, sul mantello.
A questo punto il mantello si alza,  si toglie la falsa campana e si lascia quell’intercapedine che si è creata, che verrà successivamente occupata dal bronzo fuso.

Questa colata avviene con una procedura ben precisa: le forme delle campane vengono calate in una fossa, ricoperte di terra e collegate in superficie ad un forno, dove il bronzo viene fuso, raggiungendo temperature anche di 1200°C. Ci vorranno svariati giorni di attesa per aspettare che il bronzo si raffreddi, finchè si solleveranno gli stampi contenenti le nuove campane e, frantumandoli colpendoli con una mazza apposita, verranno estratte dal loro interno le campane stesse, quelle vere.

Ecco perchè ogni campana è un pezzo unico ed ecco perchè anche le nostre Sfogliacampanelle sono simili ma tutte diverse tra loro: ognuna è un pezzo di storia, il risultato diverso di operazioni sempre uguali che fanno dell’artigianato una vera e propria arte!

Naturalmente, per le campane che devono suonare, non finisce tutto qui.

Nelle settimane successive vengono lucidate e collaudate attraverso una procedura molto particolare.
Ad esempio, quando si costruiscono le forme per campane in “concerto”, intonate in scala come quelle sui campanili, è necessario sapere in che tonalità dovranno suonare, per una buona riuscita musicale ed, ovviamente, estetica.

Questo lavoro viene svolto dalle fonderie, dove la tecnica non è cambiata nel corso dei secoli; qui, entrandoci, l’atmosfera è antica e sembra di essere rimasti ancora al Medioevo.

Ma la vera curiosità è che, fino ai primi anni del ‘900, erano i fonditori a doversi recare in loco, non essendoci disponibilità di mezzi per poter spostare queste campane così ingombranti e pesanti.
Il lavoro di fonditore , quindi, prevedeva lunghi periodi fuori casa in cui erano ospiti del parroco o di qualche abitante del paese in cui si trovava la campana.
Fondere nuove campane o rifonderne qualcuna spaccata era un vanto per il paese… spesso la manovalanza era addirittura in eccedenza nonostante la gran mole di lavoro che c’era da fare! Inoltre il momento della fusione era, ed è, sempre solenne ed emozionante per chi aveva la fortuna di assistervi: in genere, ancora oggi, la popolazione si accalca, al completo, all’evento e molto spesso qualcuno getta nel bronzo fuso dei ricordi affettivi in argento o oro, come a voler creare una comunione eterna con i sacri bronzi.