È nata la SfogliaCampanella in versione salata

La SfogliaCampanella di SfogliateLab ora è anche rustica

Ideata da Vincenzo Ferrieri nel 2015, la SfogliaCampanella, dolce due in uno formato da una sfogliatella riccia contenente un babà mignon avvolto in una raffinata mousse di ricotta e in un cuore di cioccolato, è diventata, grazie al suo sapore unico, il prodotto di punta della pasticceria SfogliateLab (Piazza Garibaldi angolo Corso Novara).

Dopo aver conquistato il palato dei più golosi con la versione dolce, da oggi, a grande richiesta, la SfogliaCampanella diventa anche rustica per la gioia di tutti gli amanti del salato.

Nella versione rustica, la sfogliata riccia a forma di campanella, impermeabilizzata con un’apposita fusione di formaggio per preservarne la croccantezza (simile a quella dolce ma al posto del cioccolato), contiene al suo interno un succulento ripieno di ricotta (ingrediente principale anche della classica sfogliatella e sfogliacampanella), ragù napoletano, carne macinata e piselli mentre l’esterno è  decorato con sugo di pomodoro, basilico e formaggio.

Disponibile solo su ordinazione, la SfogliaCampanella rustica vi darà l’incredibile sensazione di mangiare una lasagna racchiusa in una sfogliatella.

Per degustare al meglio il prodotto, che può essere tenuto massimo due giorni in frigo, vi consigliamo di riscaldarlo lievemente prima di mangiarlo, possibilmente in forno elettrico, per fare in modo che la sfoglia resti sempre croccante.

Se la provi, facci sapere la tua opinione con una recensione 😉

 

La sfogliatella in versione pic-nic

Nasce la sfogliatella rustica fave e pancetta

La scampagnata fuori porta, che un tempo avveniva per dare il benvenuto alla Primavera, oggi è diventata un pretesto per passare la Pasquetta, altri giorni di festa, oppure semplicemente le belle domeniche primaverili in compagnia di parenti ed amici senza vincoli di forma (addio, dunque, a giacca, cravatta e tacchi a spillo e, cosa che vale soprattutto per le signore, bye bye fornelli accesi e lavastoviglie in azione).  Le fave non possono mancare nel cestino del pic nic: piccole, tenere e dolci, vanno accompagnate con formaggi e salumi che ne contrastano il gusto.

Uno degli abbinamenti per “antonomasia” consiste nel mangiare le fave accompagnate dalla pancetta:  la loro dolcezza  si sposa in un connubio ideale con il sapore intenso del salume. Conscio di ciò il pasticciere Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab (tempio del gusto ubicato in piazza Garibaldi), ha creato una sfogliatella rustica con un cuore a base di fave, pancetta e ricotta romana da consumare durante i pic nic, o – più in generale – durante un aperitivo (magari in versione mignon) od ancora nel corso di un momento di pausa.

Questo nuovo prodotto è disponibile sia presso la pasticceria SfogliateLab (ubicata in piazza Giuseppe Garibaldi, 82 – Napoli) sia sull’e-commerce www.sfogliacampanella.it.

nuova sfogliatella rustica farcita con provola, zucchine e gamberetti

La sfogliatella entra a pieno titolo nei menù delle feste
Vincenzo Ferrieri lancia una nuova sfogliatella rustica farcita con provola, zucchine e gamberetti

 

La sfogliatella, uno dei prodotti “made in Naples” più noti e apprezzati, ha dimostrato – soprattutto negli ultimi anni – di essere parecchio versatile ed è stata declinata in diverse versioni sia dolci che salate; in particolare, in occasione delle feste in corso, questa ambita bontà, farcita con ingredienti “salati”, entra ufficialmente nel menù del cenone.
Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab – storico tempio del gusto allocato in piazza Garibaldi -, ha creato un prodotto unico, a cui difficilmente si riuscirà a resistere: una sfogliatella riccia salata farcita con provola, zucchine e gamberetti, una pietanza che evoca i sapori tipici della Costiera Amalfitana, luogo ove – tra l’altro – intorno al 1600 la sfogliatella – nella versione “Santarosa” – fu inventata. La “regina di Napoli” diventa così la protagonista della tavola durante le feste.
L’intenzione di Vincenzo Ferrieri, oltre ovviamente a promuovere “SfogliateLab”, storico marchio di famiglia, è finalizzata a valorizzare ed omaggiare la pasticceria artigianale e tradizionale partenopea, strizzando un occhio all’innovazione per renderla più appetibile ai giovanissimi.

Tutelando i dolci napoletani – spiega Vincenzo -, tuteliamo i diritti e la storia delle potenzialità gastronomiche e, più in generale, artigianali del popolo napoletano. Attraverso l’introduzione di nuovi gusti spero di catalizzare l’attenzione dei più giovani sui prodotti tipici della gastronomia campana e dissuaderli, dunque,  dal consumo di junk food ”.

Hashtag ufficiali: #sfogliacampanella, #sfogliatelab, #vincenzoferrieri

More info:
E – commerce: www.sfogliacampanella.it
FB: Sfogliatelab Tentazione Partenopee

Pizza montanara: fritta o al forno?

A Napoli la pizza è molto più che tradizione, è senso di appartenenza, è modus vivendi, è il neapolitan style, il simbolo partenopeo per eccellenza nel mondo.

Ma, naturalmente, negli anni, e attraverso i secoli, le tipologie di pizze si sono moltiplicate, così come gli impasti, i condimenti, le procedure per la cottura.

E così, accanto alla Margherita e alla Capricciosa, sono comparse quelle pizze più frijenno magnanno, più veloci non solo da mangiare, ma anche da preparare, diventando, quindi, proponibili anche in bar, pizzetterie, caffè, rosticcerie: parliamo delle intramontabili Pizze Montanare.

Le origini

Può sembrar strano che una pizza, nata in un posto di mare come il nostro, abbia un nome del genere, in richiamo dei monti; ma non dimentichiamo che la Campania è anche terra di moltissime vette, anche piuttosto alte, una delle quali, tra l’altro, ha un bel foro centrale e fa sussultare ogni tanto gli scienziati di tutto il mondo: parliamo di Sua Maestà il Vesuvio, ovviamente!

Pare proprio che il nome di queste ottime pizzette sia da ripescare dai tempi antichi, quando i contadini scendevano dalle montagne, affamati, mordicchiando, per merenda, dei panini farciti con salsa di pomodoro, basilico e formaggio!

Per la preparazione delle montanare, infatti, per l’impasto si utilizza acqua, lievito, sale e farina, mentre, per la farcitura, pomodori pelati cotti insieme all’aglio e all’olio, basilico, sale e formaggio (parmigiano); un’altra variante le vede farcite di salumi e/o latticini. Anche la cottura può avvenire in differenti modi: la ricetta tradizionale prevede la frittura della pasta ma c’è chi opta per una variante meno calorica, cuocendola in forno, e chi, non volendosi far mancare proprio nulla, prima frigge e poi inforna!

Insomma, qualunque sia la modalità di esecuzione della ricetta, è indubbio che le montanare abbiano conquistato tutti grazie alla loro semplicità e alla loro genuinità, arrivando anche a varcare i confini della Campania, diffondendosi nei ristoranti, bar e street food di tutto il mondo.

Mischiare dolce e salato: un accostamento soprendente

La sfogliatella è indubbiamente il simbolo di Napoli, forse più nella sua variante riccia che frolla, se ci riferiamo al solo simbolo estetico.

Siamo abituati a pensarla dolce, croccante fuori e morbida dentro, insaporita da quel condimento che tanto amiamo, sia esso crema, panna o cioccolata.

Eppure la tradizione napoletana suggerisce anche ripieni salati, per quelle che diventano vere e proprie sfogliatelle rustiche a tutti gli effetti!

Qualche esempio?

Sfogliacampanella con crema al pistacchio

Sfogliacampanella con crema al pistacchio

 

Abbiamo già parlato della Sfogliacampanella e della sua gustosissima sorpresa: un piccolo babà avvolto dalla pasta di una sfogliatella riccia!

Quello di cui non abbiamo ancora parlato sono, invece, tutte le varianti che SfogliateLab sforna quotidianamente, tra cui quella al cioccolato, quella ricotta e pera e questa qui, con ricotta, mandorle e crema al pistacchio, che ha interrogato e successivamente conquistato moltissimi clienti!

Sfogliatelle salate

Sfogliata salata con le zucchine

Sfogliata salata con peperoni

Le sfogliatelle ricce si prestano particolarmente ad essere imbottite di qualsivoglia leccornia.

Qui le vediamo in due varianti, con le zucchine e straripanti di peperoni, ma c’è solo l’imbarazzo della scelta davanti al bancone SfogliateLab.

Solleticate la vostra fantasia e la vostra curiosità e provate le sfogliate salate, magari accompagnandole con una bella birra ghiacciata!

Un modo nuovo, vivace, estivo ed originale di pranzare, magari in compagnia, o di fare un aperitivo tra amici.

Poi, certo, se vorrete concludere il pasto con un dolce non avrete che da scegliere!

Buon appetito!

 

 

Storia e curiosità sul panino napoletano

Napoli è famosa per la sua eccellente cucina e, dal dolce al salato, ha inventato prodotti da far leccare i baffi a chiunque. Con uno di questi, però, si è superata perché ha dato vita ad un connubio di sapori irresistibile.

Stiamo parlando del panino napoletano, il boss della cucina nostrana che, pur nascendo come rustico umile, si è guadagnato subito scettro e corona!

Le umili origini del re dei rustici napoletani

Il panino napoletano, detto anche “pagnottiello“, è un rustico partenopeo molto morbido, fatto con lo strutto, che viene generalmente farcito con salumi, formaggi e uova. La scelta degli ingredienti può variare in base ai gusti personali, ma i due elementi che non possono mai mancare sono il salame napoletano e il provolone.

L’impasto è lo stesso del famoso tortano pasquale, con la differenza che il panino napoletano viene realizzato già in piccole porzioni, pronte per essere mangiate.

Tutta la cucina napoletana ha radici molto antiche che risalgono addirittura al periodo greco-romano, e nel corso dei secoli si è arricchita di ricette sempre nuove che sono nate dall’incontro e dalla fusione di idee circolate durante le diverse dominazioni straniere. Tuttavia, l’elemento più importante che ha sempre fatto la differenza è la creatività dei napoletani, grazie alla quale la nostra città ha partorito, con pochi e semplici ingredienti, prodotti di prima qualità.

Il pagnottiello è uno di questi, poiché rappresenta l’esempio più concreto di una cucina semplice e popolare. Le sue origini, infatti, sono da ricercare nelle case delle antiche massaie napoletane, le quali, per non buttare gli avanzi della cena, provarono a farcire il pane con gli ingredienti che avevano in casa. Fortuna volle che usarono formaggi e insaccati e così nacque il panino più buono della storia. Successivamente questo piatto, preparato al volo e con pochi soldi, piacque a tutti e fu salutato come una novità partenopea, che ancora oggi ci rappresenta in tutto il mondo.

Quando le ricette sono così antiche e non hanno un unico inventore è difficile risalire a chi per primo le ha realizzate, ma chiunque sia stato l’inventore del pagnottiello, merita tutta la nostra gratitudine!

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Soffritto: dalla cucina al banco dei dolci

Se diciamo sfogliatella, chi ama il dolce non può fare a meno di avere l’acquolina in bocca e se diciamo soffritto i fan del salato sono già con la forchetta in mano, pronti a fare un solo boccone di quello che è probabilmente uno dei loro piatti preferiti. Ma che succede se uniamo le due cose in un’unica e nuovissima ricetta? Quello che ne esce è un inevitabile tripudio di sapori!

Per capire bene di cosa si tratta, vediamo insieme le caratteristiche principali dell’una e dell’altra specialità.

 

La sfogliatella

La sfogliatella è il vanto della pasticceria campana e nella sua duplice versione, riccia e frolla, rappresenta un’irresistibile tentazione. La prima è di forma triangolare ed è costituita da croccantissimi strati di pasta sfoglia, mentre la seconda è di forma rotonda ed è fatta con una pasta frolla soffice e deliziosa.

La sua storia affonda le radici nel lontano 1600 e si porta dietro i sapori e gli odori dell’incantevole costiera Costiera Amalfitana, dove  fu inventata e resa celebre dalle monache del convento di Santa Rosa, situato a Conca dei Marini.

Il ripieno classico della sfogliatella prevede un delizioso mix di ricotta, semolino, canditi, zucchero a velo, uovo, vaniglia e un pizzico di cannella in polvere, ma nella versione di cui stiamo parlando acquista tutto un altro sapore.

 

Il soffritto

Il soffritto, detto anche zuppa forte, è un’altra icona culinaria della città di Napoli ed ha come ingrediente di base le cosiddette frattaglie del maiale, ossia un misto di fegato, cuore, polmone, milza e trachea.

La sua ricetta nasce dall’idea delle cosiddette venditrici di “zuffritto” di riciclare tutte le parti del maiale per guadagnare qualche spicciolo. Ogni mattina, infatti, le casalinghe dell’antica Napoli cuocevano la carne in grossi pentoloni fuori al loro “vascio” e la vendevano alle persone che si recavano da loro con un pezzo di pane in mano per imbottirlo con il soffritto.

Da allora la tradizione della zuppa forte ha fatto molta strada e ha conquistato il palato dei napoletani di ogni tempo e di ogni estrazione sociale, basti pensare al fatto che anche il celebre poeta Salvatore di Giacomo scrisse dei versi in onore del soffritto preparato in una taverna da lui particolarmente amata:

Qui veniva a mangiare gente più fine, che sollevava a onori non più immaginati il suffritto…”

La sfogliatella al soffritto

La sfogliatella al soffritto non dà vita solo ad un connubio unico di sapori ma anche ad una vera e propria fusione storica di tradizioni consolidate da secoli.

Per questo Napoli si conferma la capitale della sperimentazione culinaria, e se è vero che siamo abituati alle sorprese, c’è da dire che un accostamento così particolare e saporito supera anche le nostre aspettative!