Le “bellicose” origini del Croissant!

E’ buono, fragrante e perfetto per essere farcito con le creme più golose, il croissant è sicuramente il dolce più amato a colazione, senza il quale la giornata non parte con  il piede giusto!

Con la sua tipica forma a mezzaluna, il cornetto ha conquistato tutti da diversi secoli, e da dolce tipicamente austriaco è divenuto una bontà tutta francese, ormai nota e apprezzata in tutto il mondo. Il suo nome originale infatti è kipferl, che in tedesco significa proprio mezzaluna, e in francese si è trasformato in “croissant“, assumendo il significato di “crescente”.

Le origini di un dolce vincente!

Sulle origini del croissant esistono diverse leggende, ma tra queste le più accreditate sono due.

La prima colloca la nascita del cornetto nella Vienna del 1863, precisamente nel periodo in cui la città fu assediate dallo scontro tra Oriente e Occidente, nel corso della battaglia contro i turchi. Si racconta che dopo un lunghissimo assedio della città da parte dell’esercito ottomano, il gran visir Mustafa Pasha tentò un’ultima azione per penetrare all’interno delle sue mura, ma qui fu fermato dalla coalizione cristiana, la quale, avvisata dai fornai viennesi, ebbe modo di organizzare una controffensiva. Fu così, allora, che per celebrare questa vittoria, Giovanni III di Polonia chiese ai “salvatori della patria” di inventare un dolce in grado di ricordare simbolicamente la sconfitta del nemico.

Il merito dell’invenzione si attribuisce in particolare al fornaio Peter Wendler, che ispirandosi alla mezzaluna della bandiera turca, realizzò il famoso cornetto con il quale lanciò ai vincitori il seguente messaggio: mangiare il dolce, significava in pratica “cibarsi” dell’avversario sconfitto.

Secondo un’altra leggenda, invece, l’origine del croissant risalirebbe a prima dell’anno mille e sarebbe da ricondursi ad una battaglia vinta dai francesi contro l’esercito Omayyadi. Anche questa versione, quindi, confermerebbe il fatto che il cornetto sia nato per celebrare una vittoria cristiana.

Come nasce il cornetto francese?

Pur essendo di origine austriaca, il cornetto è divenuto con il tempo un dolce tipicamente francese e anche questo fenomeno ha una sua spiegazione “leggendaria”. In epoca più recente, all’incirca nella prima metà dell’Ottocento, un ufficiale australiano fondò a Parigi una pasticceria viennese, la cosiddetta Boulangerie Viennoise, e questa ispirò molti suoi colleghi francesi che fecero del kipferl il tipico croissant francese.

Da allora il cornetto si è diffuso moltissimo in tutto il Paese ed ha assunto un carattere nazionale, presentandosi al mondo come una prelibatezza dei nostri vicini d’Oltralpe.

Le origini del Cannolo Siciliano

La Sicilia è una delle regioni più incantevoli del nostro Paese perché è bagnata da un mare che toglie il fiato, è ricca di bellezza naturali e produce alcuni dei cibi più saporiti della nostra cucina. In particolare questa magica regione è un’oasi felice per chi ama i dolci, perché è proprio da qui che arrivano le specialità più golose della nostra terra, prima fra tutte il cannolo siciliano.

La sua storia è molto antica e affonda le radici in diverse leggende, tra le quali, la più accreditata è quella che ci porta nella misteriosa Sicilia del mondo arabo.

Alle origini del cannolo siciliano

Il cannolo siciliano vanta origini antichissime e controverse che ne testimoniano una tradizione secolare, risalente addirittura ai tempi dell’Impero Romano. Difatti, Marco Tullio Cicerone, prima di diventare console a Roma, ricoprì la carica di questore in Sicilia e qui conobbe e apprezzò un dolce molto simile al nostro amato cannolo, che egli descrisse con la frase “Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus“, letteralmente “Cannolo farinaceo fatto di latte per un dolcissimo cibo”.

Secondo un’altra leggenda, invece, la nascita del cannolo si collocherebbe in tempi più tardi, precisamente nel periodo della dominazione araba in Sicilia, quando nella città di Caltanissetta (all’epoca Kalt El Nissa), furono costruiti numerosi harem destinati agli emiri saraceni. Si narra, infatti, che le concubine del posto si cimentarono in diversi esperimenti culinari e che, tra una prova e l’altra, inventarono proprio il mitico cannolo siciliano, ispirandosi ad un antico dolce arabo, dalla forma simile a quella di una banana, che veniva farcito con ricotta, miele e mandorle.

Un’altra storia, sempre ambientata a Caltanissetta, racconta infine che il cannolo sarebbe nato in un convento per opera di alcune monache, le quali, in occasione del carnevale, prepararono per la prima volta un dolce  ripieno di ricotta e zucchero, che resero ancora più gustoso con l’aggiunta di gocce di cioccolato e mandorle.

Come si è detto all’inizio, tra tutte le leggende esposte, la più accreditata è quella ambientata nella Sicilia araba, perché, se è vero che la ricotta di pecora già si produceva nella regione, è anche vero che sono stati gli Arabi a lavorarla per primi con canditi, pezzetti di cioccolato e liquori.

Curiosità sul cannolo siciliano

Il cannolo siciliano è nato come dolce di Carnevale e solo più tardi è divenuto una specialità da gustare in ogni momento dell’anno. Il suo legame con questa festa si spiega in relazione al particolare utensile a forma di canna che viene utilizzato per creare l’involucro, il quale suggerisce alla mente l’immagine di un rubinetto; nonostante la somiglianza, però, mentre dal rubinetto scorre semplicemente l’acqua, dal cannolo fuoriesce una deliziosa e magica crema, e in questo risiederebbe lo scherzo di Carnevale per il quale il dolce è divenuto così adatto a questo particolare periodo dell’anno.

Il suo legame con il Carnevale, inoltre, è confermato da un poeta dell’Ottocento che nei suoi versi lo descrive in questo modo:

 

“Beddi cannola di Carnalivari
Megghiu vuccuni a lu munnu ‘un ci nn’è:
Su biniditti spisi li dinari;
Ognu cannolu è scettru d’ogni Re.
Arrivinu li donni a disistari;
Lu cannolu è la virga di Mosè:
Cui nun ni mangia si fazza ammazzari,
Cu li disprezza è un gran curnutu affè!”

 

I dolci di Carnevale della tradizione napoletana

Carnevale è la festa più stravagante che c’è perché, non solo ci permette di indossare per un giorno i panni di chi vogliamo e di prendere la vita con più leggerezza, ma anche perché non ha mai una data fissa. Il suo momento culminante è quello che va dal giovedì al martedì grasso, e anche se questo nome deriva dalla vicinanza all’inizio della quaresima, a noi piace pensare che si tratti di un vero e proprio invito a commettere qualunque peccato di gola!

Del resto sarebbe impossibile fare il contrario, dato che i dolci di Carnevale, quasi in tutta Italia, sono rigorosamente fritti! Ciò si spiega con il fatto che in passato questa festa era celebrata in maniera più sfarzosa rispetto ad oggi, e per dare da mangiare a tutte le persone che si riunivano, era necessario preparare dolci veloci e a basso costo.

Ogni festività ha i suoi rituali, le sue tradizioni e soprattutto (ecco la cosa che ci interessa di più) i suoi dolci, e se pensiamo alla frase “paese che vai, usanza che trovi” dobbiamo ritenerci fortunati di essere nati a Napoli perché, quando arriva il Carnevale, possiamo gustare tutte le sue insuperabili dolcezze.

 

Una bontà tutta partenopea!

 

A Napoli a Carnevale ci sono cinque colossi culinari che non possono mancare sulla tavola di nessuno: sanguinaccio, chiacchiere, graffe, migliaccio e biscotti quaresimali. Ma andiamo per gradi e vediamoli uno alla volta nel dettaglio:

Il sanguinaccio non è una specialità solo campana ma di sicuro è un must del Carnevale, soprattutto da quando la sua ricetta è cambiata e non prevede più il sangue di maiale. Difatti, in passato questa meravigliosa crema al cioccolato si preparava proprio con quest’ingrediente, ma da quando non è più così, chi ama il cioccolato amaro può gustarlo senza problemi. Il sanguinaccio si può mangiare a cucchiaiate (e i più golosi sanno bene di cosa stiamo parlando), si può versare in un bicchiere, oppure si può spalmare su una chiacchiera o su un qualsiasi altro biscotto.

Il discorso sul sanguinaccio ci porta a parlare di un altro dolce italiano che arricchisce le nostre tavole durante il periodo di Carnevale. Che si chiamino bugie, frappe, gale o cenci, per noi napoletani sono le chiacchiere e quando si avvicina questa festività non possiamo fare a meno di mangiarle. Le chiacchiere sono deliziose striscioline di pasta croccante che generalmente vengono fritte e ricoperte con lo zucchero a velo o con il cioccolato, ma che possono anche essere cotte in forno.

Un altro dolce che si prepara a Carnevale, ma che è così buono che a Napoli si mangia tutto l’anno, è la graffa. Si tratta di una soffice ciambellina fritta a base di farina e patate, che dopo la cottura viene completamente immersa nello zucchero semolato o a velo.

Un dolce molto famoso della tradizione napoletana è il Migliaccio napoletano, il cui nome deriva dal miglio grezzo che si usava in passato per i dolci poveri e contadini, anche se il suo ingrediente segreto non è affatto il miglio. Il migliaccio, infatti, è una torta morbida e soffice fatta con la ricotta e il semolino, che si distacca dai dolci fritti del Carnevale e che unisce tutto il gusto della pasticceria campana alla bontà di prodotti genuini e salutari.

In ultima posizione, non per bontà chiaramente, ci sono i cosiddetti biscotti quaresimali che derivano il loro nome dal fatto che venivano preparati in convento durante il periodo della quaresima, perché poveri di grassi. Si tratta di dolci molto semplici e simili ai cantucci toscani, che si differenziano dai loro fratelli per le spezie e l’invitante farcitura a base di pinoli, mandorle, vaniglia e cannella.